Il caso della Farfalla Monarca
Nel
maggio del 1999, una breve comunicazione scientifica dell'entomologo John Losey
della Cornell University, uscita sulla prestigiosa rivista Nature (vol. 399, 20
Maggio 1999), puntava il dito sulle coltivazioni di mais transgenico contenente
la tossina di Bacillus thuringiensis, accusandole di provocare gravi
danni alle popolazioni della farfalla monarca (Danaus plexippus). Le popolazioni di questa bellissima farfalla
dalle ali arancioni striate di nero, si concentrano durante il periodo estivo
nel 'midwest' degli Stati Uniti, una regione nota anche come 'la fascia del
mais' per la notevole diffusione di tale coltura.
I
risultati ottenuti dai ricercatori della Cornell University, avanzavano
l'ipotesi che il polline transgenico derivante dalle colture transgeniche di
mais Bt potesse accumularsi, trasportato dal vento, sulla vegetazione
fiancheggiante i campi coltivati e potesse essere ingerito dagli organismi
benefici che si nutrono di tali piante. I ricercatori hanno effettuato un
esperimento di laboratorio in cui larve di farfalla monarca sono state nutrite
con foglie di una asclepiacea (Asclepias
curassavica) precedentemente cosparse con polline di mais. I risultati
osservati mostravano apparentemente una crescita rallentata ed una mortalità
più elevata nelle larve nutrite con polline di mais transgenico rispetto ai
controlli nutriti con polline di mais convenzionale.
Immediatamente
dopo la pubblicazione del lavoro di Losey, parecchi quotidiani si sono
apertamente schierati contro la diffusione delle colture Bt accusando la
multinazionale 'Monsanto', detentrice di quasto brevetto, di mettere a rischio
la sopravvivenza della farfalla monarca.
Buona
parte della comunità scientifica tuttavia, critica apertamente i risultati ottenuti
da Losey, evidenziandone i punti deboli:
1)
Il polline usato come controllo deriva da un ibrido diverso rispetto al mais Bt
transgenico, pertanto non si può affermare che la tossicità derivi dal
transgene in quanto la varietà stessa potrebbe essere di per se tossica.
2)
Il polline somministrato alle larve non é stato quantificato in maniera
rigorosa, gli stessi autori affermano di aver utilizzato una semplice spatola
per cospargere di polline le foglie; Non c'é stato un vero studio sulla
correlazione dose-effetto.
3)
Le condizioni di laboratorio mal si adattano alle vere condizioni che si hanno
in campo. In natura ad esempio, le larve possono scegliere tra foglie
contaminate con polline e foglie 'pulite' e non sempre il polline di mais é
rilasciato nello stesso periodo in cui le larve della farfalla si nutrono di
foglie di asclepiacee.
A
seguito delle critiche ricevute anche lo stesso autore ha fatto marcia indietro
affermando che in effetti non esistono prove conclusive sull'effetto tossico
del polline Bt.
Recenti
studi effettuati in campo hanno inoltre evidenziato che nella fascia degli
Stati Uniti dove viene coltivato il mais Bt, la popolazione di farfalla monarca
é aumentata sensibilmente. La ragione dell'inatteso aumento sembra proprio
essere dovuto alla riduzione dell'impiego di insetticidi, che è coinciso con
l'introduzione delle colture di mais transgenico Bt resistente alla piralide.
Altre evidenze scientifiche sulla innocuità del polline del mais Bt sono state pubblicate sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences nel luglio 2000. (Wraight et al., PNAS Vol. 97, 5 Luglio 2000) In questo caso lo studio di alcuni ricercatori dell'Università dell'Illinois, é stato condotto sulla specie Papilio polyxenes (macaone nero). Le prove effettuate sia in campo che in laboratorio hanno totalmente escluso qualsiasi effetto tossico del polline Bt, anche a dosi elevate, sulle larve di questa farfalla.